venerdì 19 maggio 2017

Chi ha paura di Virginia Woolf?



Basta farsi una passeggiata in rete e ci si imbatte in decine di manuali su come rapportarsi con gli uomini, con le donne, con cani, gatti, bambini anziani, alieni, e chi più ne ha, più ne metta.
Non so gli altri, ma io mi sono spesso sorpresa a domandarmi come mai c’è bisogno di questa montagna di guide a quelli che una volta (sigh!) venivano chiamati rapporti umani. Che gli umani abbiano perso la bussola per orientarsi nella società? Ma non dovrebbe essere, al contrario, una cosa “naturale” rivolgersi all’altro/a? Forse che è tutto il mondo in crisi di identità?
A onor del vero i manuali che dovrebbero suggerire alle donne come comportarsi con l’universo maschile non sono tantissimi, quasi che la tortuosità mentale sia una caratteristica femminile. È una cosa che mi fa sorridere: la mente maschile è così semplice e lineare da essere subito intellegibile oppure è che i maschi sono meno intelligenti? Se rivolgessi questa domanda a una mia amica di facebook che detesta gli uomini (in generale), potrei giocarmi la risposta al lotto: i maschi appartengono a una razza inferiore. Io che l’universo maschile non lo detesto, ma lo stesso non lo capisco, vorrei imbattermi in un traduttore simultaneo uomo/donna per avere la certezza di capire cosa dice, pensa e vuole l’altra metà del cielo.

Un giorno esisterà la fanciulla e la donna,
il cui nome non significherà più soltanto un contrapposto al maschile,
ma qualcosa per sé,

qualcosa per cui non si penserà a completamento e confine,
ma solo a vita reale: l'umanità femminile.

Questo progresso trasformerà l'esperienza dell'amore,
che ora è piena d'errore, la muterà dal fondo,
la riplasmerà in una relazione da essere umano a essere umano,
non più da maschio a femmina.
E questo più umano amore somiglierà
a quello che noi faticosamente prepariamo,
all'amore che in questo consiste,
che due solitudini si custodiscano, delimitino e salutino a vicenda.

Ranier Maria Rilke

sabato 13 maggio 2017

Alla ricerca della felicità perduta



La colomba di Kant era convinta che, in mancanza della resistenza dell’aria avrebbe potuto volare molto meglio. In realtà è proprio la resistenza dell’aria che consente che si trasformi in volo il battere delle ali.
Se si applica lo stesso concetto agli esseri umani, possiamo notare che nella vita accadono eventi che ci convincono che la felicità sia perduta o, ancora peggio, che non si sia mai avuta e che il perdurare dell’infelicità sia ineluttabile.
Il punto, però, è che la felicità è una condizione dell’anima che abbisogna di essere riconosciuta ed invece spesso ci sta accanto e non ci accorgiamo di niente, ripiegati su noi stessi, incapaci di vederne i colori, di ascoltarne i suoni, di apprezzarne la fragranza.
Bisognerebbe rispondere ad alcune domande, tipo: cosa facciamo affinché la nostra vita sia all’insegna della qualità e quanto siamo consapevoli di questa? Quale è il nostro grado di soddisfazione e cosa facciamo per aumentarlo? Quale valore diamo alle cose, anche – forse soprattutto – a quelle piccole? Quale valore diamo al privilegio di amare, più che di essere amati?






mercoledì 3 maggio 2017

Aridità di sera, seguendo la musica di un temporale



Amo questo vento freddo che sbriciola le promesse di tepore.
Amo questo modo repentino di stravolgere l’umore
che ti assale quando  rincorri la coda della primavera.
Amo il grugno duro di una giornata di pioggia
mentre nel cuore canta il sole dell’autunno
mi sembra che assomigli a certi pensieri inquieti
fatti di soppiatto alla felicità così,  semplicemente,
come un esercizio per tenere aperti gli occhi della mente.









martedì 25 aprile 2017

Infinità d'amore



Se ancor non ho tutto l'amore tuo,
cara, giammai tutto l'avrò;
non posso esalare un altro sospiro per intenerirti,
né posso implorare un'altra lacrima a che sgorghi;
ormai tutto il tesoro che avevo per acquistarti
- sospiri, lacrime, e voti e lettere - l'ho consumato.

 J. Donne

Non tutti sono attratti dai “bilanci”. Bilanci della propria vita intendo, che quegli altri son materia per ragionieri. C’è chi non  fa mai bilanci della propria esistenza anche se poi arriva un momento,  nella vita, che è il “bilancio” a cercarti. Ti si forma in testa  di soppiatto, come un’idea fastidiosa, come il ronzio minaccioso di una singola zanzara, che non riesci ad individuare per farlo tacere.
Gabriella realizzò, così, all’improvviso, che aveva sbagliato tutto nella vita.
Aveva rinunciato all’amore, perché  quando lo aveva incontrato non lo aveva riconosciuto, semplicemente , buttandosi, poi, in storie destinate in partenza al naufragio, caratterizzate da continui stop & go,  in una stressante altalena di euforia e tristezza da farne delle vere e proprie “storie bipolari”.
Aveva rinunciato a partire, ad andarsene lontano per poter costruire un suo percorso lavorativo, finendo per vivere al margine di se stessa, sacrificando agli affetti la sua più intima  “essenza”. Per amore, si era detta,  quando si era trattato di scegliere, in un sublime artificio della mente per ingannare le ragioni del cuore, perché forse non era stata una scelta d’amore, forse era stata una scelta di paura.
Chissà come sarebbe andata se avesse preso quel treno.
A noi esseri umani non è stata accordata la licenza di  sapere, quando scegliamo, a cosa rinunciamo, quali intricati percorsi avremmo fatto, dove saremmo arrivati, quale felicità – o dolore – non sapremo mai di aver perso. Non ci è dato sapere nulla ma, non si sa bene perché, quel che non conosceremo mai  ci rimbomba dentro: ha sempre  i colori più belli, avventure più fantastiche, in un corto circuito di rimpianti  che trascinano al fondo, tagliando l’anima con la lama del fallimento.
Avrebbe voluto dirlo a lui, che non gliene fregava niente se aveva una gamba di legno, venti anni di più; se le aveva mentito  su età, situazione sociale,  colore degli occhi: ma che importanza potevano avere queste e tante altre cose, se quel che li avvicinava era una affinità straordinaria, se lei nelle sue parole aveva trovato quel refrigerio per l’anima cercato per tutta la vita? Ma non gli aveva detto niente e così aveva firmato il suo ennesimo fallimento. Forse l’ultimo della sua esistenza, in campo sentimentale. Ma l’ultimo fallimento era consapevole perché frutto della sua più intima convinzione: alla persona che vorresti accanto per tutta la vita puoi  offrire, oltre al tuo "cuore", soltanto motivazioni per rimanere e non lacci e laccioli.  
Alla persona che ami puoi solo offrire ali per volare, radici per tornare e, appunto,  motivi per rimanere.  Niente altro.
Il paradosso d'amore consiste nel fatto che, sebbene il tuo cuore si diparta,
tuttavia rimane, e tu col perderlo lo conservi.
Ma noi terremo un modo più liberale
di quello di scambiar cuori: li uniremo; così saremo
un solo essere, e il Tutto l'un dell'altro...